Flessibilità…Questa sconosciuta!

Quando frequentavo il conservatorio, il mio maestro mi diceva spesso di coltivare disciplina, costanza e abnegazione nello studio dello strumento. Rimanevo ore a studiare. Sulla mia sediolina davanti il leggio e lo spartito. Provavo e riprovavo fino a quando quel passaggio, tecnicamente così complesso, risultasse fluido e ben eseguito. La musica esigeva tutto il mio impegno e un’attenzione esclusiva. Ma il mio lavoro veniva “ricompensato”. Esattamente come una piantina, necessita di cure giornaliere e amore, per crescere rigogliosa e dare frutti e fiori, così il mio lavoro costante e presente mi donava in cambio una melodia pulita ed emozionante! Disponendo di una comunissima mente umana, pensai di poter applicare la stessa “regola” ad altri ambiti della mia vita! Grazie ai nostri potentissimi meccanismi di risparmio cognitivo la mente opera una ipergeneralizzazione della regola.
Potete ben immaginare che ciò che racimolai non furono frutti e fiori, nè splendide melodie! Piuttosto la mia perseveranza nutrita con cotanta costanza divenne “cieca” ostinazione e ciò che raccolsi furono spesso delusioni e pessimistiche visioni della vita! Mi dicevo che la pratica rende perfetti e che se mi fossi impegnata abbastanza, magari tentando e ritentando avrei ottenuto ciò che desideravo! La regola applicata indiscriminatamente e in maniera del tutto rigida e inflessibile mi portò ad ottenere risultati straordinari a scuola, all’università, al conservatorio, ma non riuscii a concludere nulla di buono nell’ambito delle relazioni…soprattutto quelle di coppia! Ahimè ! [E qui risuonarono le parole di mia nonna “non puoi trasformare in cavallo da corsa un semplice asino”]
Una regola funziona fino a quando non funziona più! Funziona, cioè, solo nel contesto adeguato e non può essere applicata in tutti i contesti. Allo stesso modo in cui indossare il costume in spiaggia funziona, ma non risulta un idoneo outfit per un congresso, così le regole che abbiamo imparato nella nostra vita, possono essere riposte in un fantomatico armadio-guardaroba e indossate/applicate per l’evento per cui risulatino più efficaci e idonee!
Tornando alla cieca ostinazione che avevo edificato da ragazzina…Dopo innumerevoli cadute, compresi che la perseverenza funziona per tutte quelle situazioni in cui le variabili sono sotto il mio controllo (i miei comportamenti) ma finisce miseramente per fallire quando in gioco ci sono variabili fuori dal mio controllo (gli altri e i loro comportamenti…per esempio)! Per vivere bene oltre alla perseveranza mi serviva praticare accettazione! Fui assai colpita dalla mia resistenza a questa pratica… Ero così tanto allenata a NON MOLLARE LA PRESA che non riuscivo nemmeno a pensare di fare diversamente! La mia esperienza mi portò a notare che le maggiori difficoltà incontrate furono nella mia mente. Ciò che si metteva tra me e l’accettazione erano anni di apprendimenti e applicazioni di quella fottutissima regola! Dissi a me stessa che, così come avevo imparato a coltivare disciplina e abnegazione così, avrei imparato a coltivare pazienza, flessibilità e accettazione! Erano “sport” del tutto nuovi per me! Ruzzolai parecchie volte e tutte le volte dicevo a me stessa che non ero fatta per queste cose! Poi imparai a essere più disponibile con me stessa, cominciai a comportarmi con me stessa come la persona che avrei voluto incontrare. Una persona che vedendo un’altra cadere non la rimprovera, non la biasima e non le dice ” te lo avevo detto”, ma la aiuta ad alzarsi e fa il tifo per lei! Fu questo rinnovato spirito di disponibilità a fare in modo che io promuovessi accettazione e che imparassi che A VOLTE è necessario adoperarsi con ostinazione e A VOLTE E’ NECESSARIO LASCIARE CHE LE COSE VADANO DA SE’!

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